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Posso descrivere un arcobaleno con indimenticabile poesia, ma non saprò mai cos’è finché non ne vedrò uno. Posso spiegare una ricetta prelibata con dovizia di particolari, ma non ne conoscerò il sapore finché non mi deciderò ad assaggiarla. Sicuramente posso immaginare una carezza, ma non potrò gustarne la dolcezza se non facendone o ricevendone.

L’architettura appartiene alla specie degli arcobaleni, delle carezze e dei cibi prelibati. Si deve esperire per conoscerla. Attraverso i 5 sensi, prima di tutto la vista, ovviamente, ma anche udendone il rimbombo, toccandone le superfici, conoscendone gli odori e, se non proprio assaggiandone i materiali (quello è un privilegio riservato a pochi cultori della materia), quantomeno associando suoni, odori e sapori del nostro vissuto ai luoghi che amiamo perché ne sono stati teatro.

Ma l’esperienza – insostituibile – non basta alla conoscenza: poiché stiamo parlando di un prodotto dell’intelletto, occorre completare il percorso del pensiero che ha prodotto l’idea della cosa e poi la cosa stessa, riportando l’esperienza al giudizio che induce nella nostra mente. Che vuol dire dargli un significato, un senso.

Mi piace questa parola che si legge in molti modi. Senso è anche una direzione: senso unico, controsenso, senso vietato. È espressione della coscienza: senso del dovere, senso comune, buon senso; di un modo (in che senso?), di un desiderio (sensuale), di una consapevolezza (sesto senso, doppio senso, controsenso, senso dell’umorismo), di una percezione (sentire, sensibile, sensitivo, sensazionale), di un giudizio (senno, sentenza).

Senso è sensazione, percezione, sentimento, stato d’animo, impressione, intuizione, sensibilità, significato, accezione, valore, concetto, logicità, criterio, sostanza, essenza, direzione, verso, parte, linea, via, lato, modo, maniera, modalità, tono, sensualità, concupiscenza, ribrezzo, disgusto, raccapriccio, coscienza, consapevolezza. Tutte queste cose sono nelle nostre vite, e perciò nell’ambiente in cui le viviamo, sia nell’azione di crearlo, sia nel modo in cui lo abitiamo. Io la chiamo Architettura: scienza e arte di vivere lo spazio secondo la nostra natura.

In copertina: Carlo Scarpa, disegno n. 31587 recto (Pianta dell’area di esposizione della statua di Cangrande; studi per il supporto della statua equestre in un’ipotesi a colonne). Courtesy Archivio Carlo Scarpa, Museo di Castelvecchio Verona  http://www.archiviocarloscarpa.it/web/disegni_scheda.php?scheda=341

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